TESTAGE 2015

Siamo su Telegram!

26 settembre 2015 Commenti disabilitati su IL SURVIVAL E LA DIDATTICA ESPERIENZIALE FISSS

IL SURVIVAL E LA DIDATTICA ESPERIENZIALE

 

Molto rumore per nulla.

Da circa quindici anni (per l’esattezza dal 2003) è tornato molto di moda in Italia, in ambienti diversi, il motto “apprendere attraverso l’esperienza”. Il sistema scolastico si è interrogato (e parecchio) su che cosa significhi, nella realtà dei fatti, tale espressione. Ed io, per la mia professione e mia personale vocazione, non posso certo esimermi dal farlo.

Già John Dewey, famoso pedagogista e teorico statunitense di inizio XX secolo, aveva coniato lo slogan learning by doing, “apprendere partendo dal fare”.

Uno sguardo rapido alla situazione dell’odierna educazione in Italia, tuttavia, ci svela  una metodologia didattica ancora, per certi aspetti (troppi) identica a quella dei nostri genitori.

Certo, negli ultimi anni nelle aule dei nostri istituti (quelli più fortunati, per lo meno) si è osservato un vero e proprio germogliare di computer, di tablet dati in mano a studenti (e docenti) più o meno consapevoli, di Lavagne Interattive Multimediali (LIM).

Dopo alcuni anni, in linea con la tradizione italiana in tal senso, sono arrivati anche i corsi di aggiornamento per i docenti. Ritardo irreparabile. Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani. Fuor di metafora: data la tecnologia, occorre insegnare ai docenti a gestirla in aula.

Non mancano certamente esempi virtuosi, scuole e singoli insegnanti che hanno saputo organizzarsi, formarsi, sperimentare, correggere il tiro, creare strategie del tutto nuove, anche con ottimi risultati.

Rimangono però, a mio avviso, due dati di fatto inoppugnabili. Il cambiamento esponenziale della modalità di pensiero e interazione (mindset) delle “nuove generazioni” e la conseguente difficoltà di apprendimento rispetto alla “didattica tradizionale”. Parlate con qualunque docente: vi confermerà tutto quanto.

Come ricondurre allora i docenti alla consapevolezza di dover sapersi adattare, per seguire i mutamenti dei soggetti del loro mestiere (gli alunni)?

Mentre sono in corso, ormai da anni, dibattiti su come debba reinventarsi la figura del docente (e ci sono proposte a non finire: dal facilitatore, al comunicatore, al conciliatore o un mix di tutte queste) di fatto la situazione risulta stagnante, con gravi conseguenze sotto gli occhi di tutti. Molto rumore per nulla, tanti articoli pubblicati per rendere felici presidi speranzosi e riviste scientifiche. Ma la scuola italiana, in fondo in fondo, è ancora quella della riforma Gentile (1923).

L’apprendimento esperienziale

Cosa significa, in questo scenario, proporre la disciplina del Survival, complessa e generalista per sua stessa natura, nell’ottica di un rilancio della conoscenza a partire dalle esperienze intercorse?

Significa, innanzitutto, superare la logica della suddivisione del sapere per “materie”, ritornando ad una padronanza di carattere olistico della conoscenza individuale come personale bagaglio culturale, prezioso per tutto l’arco della propria esistenza.

I tanti progetti “multidisciplinari” che istituti di ogni ordine e grado producono nel corso degli anni scolastici potrebbero così riuscire a superare la barriera che essi stessi, talvolta inconsapevolmente, si danno, passando da “multidisciplinarietà” (molte discipline sovrapposte o giustapposte) ad una ben più interessante prospettiva di “interdisciplinarietà” (i differenti campi del sapere risultano intrinseci all’esperienza dell’apprendimento ).

Si instaura, in tal modo, una linea di pensiero “transdisciplinare”, volta al superamento totale della suddivisione, in favore del concetto medesimo di “competenza”.

Si entra così nel “complesso” (cum-plexum, ciò che è intrecciato e composto da più parti), che è diverso da “complicato”(cum-plicatum, ripiegato su se stesso).

I docenti vengono prima

Non potendo, per motivi di spazio (e di pazienza di chi legge) continuare sul piano teorico, occorrerà indicare la mia esperienza in questa direzione: quella di docente da un lato, di operatore FISSS e formatore di docenti dall’altra.

Introdurre gli alunni, sia di scuole primarie che secondarie, alle attività proposte nel campus Survival i Pini di Aquilino, con cui collaboro dalla sua apertura, è certamente premiante. Restituire all’alunno la dimensione conoscitiva a livello esperienziale lo rende più consapevole di sé, delle proprie capacità (ma anche dei limiti, che è sempre un bene in fatto di educazione) e introduce la filosofia di apprendimento descritta in precedenza.

Da formatore di insegnanti, d’altro canto, mi rendo conto che si devono promuovere le attività di Survival presso i vari Corpi Docenti (che spesso di corpo, inteso come armonia delle parti, hanno solo il nome).

Occorre, insomma, far scoprire innanzitutto ai professionisti che stanno a contatto quotidiano con gli alunni il potenziale didattico che le esperienze della nostra disciplina offre.

Sarà poi rimesso alla libertà di ciascun professore (la libertà d’insegnamento, più o meno, esiste ancora nel nostro Paese) comprendere in base alla propria sensibilità e passione educativa come quanto esperito possa riverberarsi sulle sue classi, come del resto già avviene per quanto riguarda gli altri insegnamenti.

Organizzare piccoli gruppi di docenti, magari anche provenienti da istituti diversi, di età diverse, di formazione diversa, fargli lasciare a casa i libri di testo e la penna rossa e farli diventare survivalisti per un giorno. Con tutto ciò che questo comporta.

Ho avuto di recente diverse occasioni per testare sul campo quanto enunciato, con risultati inaspettatamente positivi. Davanti a pregiudizi di ogni tipo, spesso dettati proprio dalla non conoscenza della disciplina stessa, molti colleghi hanno avuto modo di ricredersi, assaporare sulla propria pelle la conoscenza sviluppata dal fare, convincersi della bontà delle attività proposte. Non solo per quanto già detto, ma anche per lo sviluppo delle tanto agognate soft skills che effettivamente, durante una lezione frontale in un’aula, è ben difficile attuare.

Insegnare a diventare cittadini consapevoli e capaci di criticità (dal greco krino, giudicare) dovrebbe essere il compito principale per un insegnante. Egli dovrebbe promuovere l’autoformazione (life long learning) dei giovani, esponendo ad essi la realtà nella sua complessità.

 La vita è un’avventura

Le attività proposte dalla nostra disciplina costituiscono l’esempio di una didattica basata sull’osservazione e  l’interazione. Qui la conoscenza di sé e del mondo si presenta in modo sperimentale, lasciando aperto il campo delle deduzioni (apprendimento deduttivo e non induttivo), facendo leva sul gioco e mettendo in campo prima l’esperienza e  poi la conoscenza (dal fare al sapere). Anche il recupero di alcune abilità motorie per aumentare la resilienza psicofisica rientra nel programma, con grande successo soprattutto tra gli adulti: inizialmente intimoriti, consapevoli della loro sedentarietà (nella maggior parte dei casi), ma a fine giornata contenti di aver raggiunto l’obiettivo.

Il Survival nella didattica vuol dire anche questo: non importa la performance o la tecnica perfetta, raggiungi l’obiettivo e, la prossima volta, lo raggiungerai con meno fatica e più disinvoltura, aprendo così la mente e il cuore all’ampio ventaglio di sfide che la nostra vita, che lo si voglia o meno, ci offre ogni giorno.

 

IMG_0938

Alcuni docenti della scuola Oliver Twist in una giornata di formazione attraverso il Survival

 

 

Photo 05-09-15 13 59 12

Docenti di scuola in una giornata di Formazione Outdoor inter-istituzionale

 

Comments are closed.