Siamo su Telegram!

28 marzo 2017 Commenti disabilitati su Aprile 2017: cosa rimane del Project SNAKE? FISSS, Survival

Aprile 2017: cosa rimane del Project SNAKE?

Seduto alla scrivania del mio ufficio, il monitor del computer mi ripresenta immagini di ormai 5 mesi fa: terra rossa, piste in mezzo alla Savana, animali esotici e volti affaticati.

E in un secondo la mia mente corre là, a quei giorni di intensa fatica, di lavoro mentale su me stesso, di estrema condivisione e fiducia verso i miei compagni di avventura.

Ma ora, qui seduto, nella routine quotidiana tanto avversa a persone come me, cosa resta di quella spedizione?

Cosa si è sedimentato nel mio animo, cosa è rimasto in maniera indelebile, come la terra rossa d’Africa che ancora non si toglie (e mai si toglierà) dagli interstizi e dalle cuciture dei miei anfibi?

Di sicuro il giovane uomo che ora sta scrivendo queste righe non è lo stesso di 5 mesi fa, è cresciuto, è più forte.

Non tanto nella stazza, quanto in una capacità di adattarsi, di cogliere ogni occasione da ciò che la vita gli propone, è più intraprendente e sicuro di sé: non che prima non lo fosse, altrimenti probabilmente non sarebbe salito a bordo della missione organizzata dalla Delta Two. Ora, semplicemente, è diverso. È più maturo. Le centinaia di chilometri a piedi in Savana lo hanno temprato, è stato a tutti gli effetti un viaggio di riscoperta interiore: le lunghe marce contemplative del paesaggio circostante, hanno ottenuto anche un effetto maieutico inaspettato.

La privazione dal cibo, bene fin troppo inflazionato qui in Europa, la sete perenne che ti costringe ad ascoltare con attenzione ogni messaggio delle tue membra provate, sono stati scogli da superare, da scalare passo dopo passo, presa dopo presa, con tutto il tuo essere teso alla riuscita…dopo quei macigni, però, tutto si fa più nitido nella tua esistenza.

E poi il mal d’Africa: è questo ciò di cui i primi esploratori bianchi hanno a lungo parlato? È questo il nome che posso dare a quel germe di irrequietezza che si è instillato nel mio cuore? La mente e la ragione sanno di essere tornati in quello che è il mio luogo di adesso, del mio lavoro e dei miei affetti.

 

Ma una parte di me, quella più primordiale e istintiva, mi urge con continuo interrogativo sul passato, che richiama al futuro. Tornerò? Quando? E in che modo?

I racconti alla sera, le fotografie, le riprese di quei giorni provano a documentare qualcosa di quasi ineffabile: un ritorno nella culla del Genere Umano, nell’Africa orientale, un safari (viaggio in Swaili, n.d.a) che è innanzitutto introspettivo, dove ciò che riporti a casa è davvero il riflesso del tuo animo.

Il project SNAKE è stato anche questo: una superba cornice per uno specchio, forgiato dal Destino e sorretto saldamente dagli istruttori e dai tuoi compagni di spedizione, uno specchio in cui non puoi più fare a meno di guardarti. E alle tue spalle, in quel riflesso, vedi ancora quella lunga pista di terra rossa.

 

Francesco Campiotti

Comments are closed.