OUTDOOR EDUCATION 2018-2019 – Master di primo livello

9 Aprile 2020 Commenti disabilitati su SOPRAVVIVENZA CORONATA FISSS

SOPRAVVIVENZA CORONATA

Avete presente gli allarmi epocali dell’anno scorso? La crisi climatica e l’emergenza anti-plastica? La Greta “impaziente zero” e tutti i suoi contagiati nelle piazze?… Bene, in soli due mesi sono scomparsi dagli schermi. E’ bastato un nuovo virus a dettare questa urgenza più impellente (UBI MAIOR MINOR CESSAT).
Forse perché ci occupiamo da 35 anni di scienza del pericolo imminente (il Survival) e ne abbiamo introdotto pure lo sport conseguente (il Surviving), da tempo ci intervistano sempre più spesso per chiederci soluzioni e speranze a fronte di queste preoccupazioni. Sul cambiamento climatico avevamo dati, statistiche e previsioni, quindi abbiamo proposto tattiche, azioni e pratiche cognitive e adattative a medio termine e non allarmistiche, dati alcuni dubbi sulla reale urgenza e irreversibilità del fenomeno. Sulla natura del Corona virus invece non abbiamo dati e previsioni certe, quindi ogni tattica cautelativa proponibile assume necessariamente un carattere aleatorio e si rimette in fondo alla speranza. Questa non deve certo morire ed è utilissima, ma rientra in un ambito spirituale e filosofico (la soteriologia) più che antropologico come il nostro.
Per entrare dunque nel merito che ci compete, possiamo anzitutto osservare che ciò che sta avvenendo nella psiche e nel comportamento delle persone è del tutto naturale ed era, almeno questo, prevedibile. In questi casi domina la solita paura dell’ignoto e la percezione distorta del reale che caratterizza ogni spiacevole sorpresa e induce in alcuni ansia o panico (quindi la fuga), in altri la reazione disperata (il combattere a ogni costo), in altri ancora l’immobilismo e la rimozione (il classico “non sta succedendo a me e ho altro da fare”). Questo succede regolarmente, con le stesse dinamiche e in uguale proporzione, anche a bordo degli aerei che rischiano di precipitare. Ovviamente è inutile chiedersi quale sia la reazione più utile, visto che l’evoluzione di ogni cervello animale le ha premiate tutte e tre, per individui diversi ma per situazioni disperate analoghe. Viene così ripartita equamente nei soggetti la fortuna di sopravvivere (il caso e la necessità scatenano le cosiddette “emozioni primarie”).
Superata questa prima fase emotiva si può passare alla razionalizzazione, più lenta, che coinvolge la corteccia prefrontale di cui i primati come noi dispongono in larga abbondanza. I nostri manuali e protocolli di sopravvivenza consigliano procedure operative standard molto efficaci sulla base della folta letteratura storica, esperienziale e sperimentale a nostra disposizione, ma si riferiscono soprattutto a situazioni e scelte individuali o di gruppo ristretto, non a fenomeni che coinvolgono larghe masse (si veda il settore del “Prepping” che abbiamo analizzato in un manuale specifico). Solo se tutto il sistema collassa e va in crisi non resta che dire “si salvi chi può” o “abbandonate la nave” per affidarci alla imponderabile “fortuna”, quella che davvero sembra aiutare i più audaci, ma ad oggi non ci sembra ancora il caso di invocare.
Va detto chiaramente che prepararsi al peggio come amiamo fare noi nei corsi, negli stage e nei contest, può servire a molti in tanti casi ma non a tutti in ogni caso. I survivalisti non sono peraltro dei menagramo che si aspettano dei guai per poter dire “avevamo ragione”, anzi, il nostro può essere visto come un gioco scaramantico prima che utile, perché abbiamo fatto nostro ciò che scriveva Dante in un secolo molto più buio e “impestato” dell’attuale: “meno ferisce il male che abbiamo previsto”.
Quale messaggio o insegnamento si potrà dunque trarre appena tutto questo allarme finirà e constateremo probabilmente che il Corona avrà danneggiato più l’economia che la salute pubblica? Per noi uno solo e certo: la sopravvivenza , come sport e come scienza (non solo come “protezione civile” istituzionale) deve rientrare nella nostra cultura a cominciare dalla scuola primaria, non solo come semplice principio di cautela, ma anche nel rispetto di ciò che ha sempre favorito il nostro successo di specie (l’ADATTABILITA’).
Ecco in sintesi i nostri scopi formativi. L’autonomia individuale e di gruppo; la gestione del disagio e la resilienza allo stress; la ricerca di un comfort relativo e di una fitness intesa come idoneità in ogni frangente; l’attitudine al problem solving con mente aperta; il controllo emotivo in attività fisiche eco-dinamiche e non specialistiche; l’assertività nel fronteggiare complessità sociali nelle emergenze; l’attenzione al reperimento, alla riconversione e alla cura di ogni risorsa materiale e umana, potenzialmente utile; l’apprendimento di tecniche costruttive e adattative in ogni ambiente. Tutto questo non ci sembra poco e diventa indispensabile in ogni scenario critico (durante e dopo).
Il nostro “sport” mette dunque in campo misure di prevenzione, elusione e gestione di pericoli simulati in tutta sicurezza, ma paradossalmente raccoglie più consensi quando non si percepiscono crisi in atto, cioè quando il mondo è abbastanza tranquillo da stimolare il gioco del peggio e dell’emergenza. Quando i guai succedono davvero, il gioco si interrompe e i giocatori in campo restano pochi (anche quando il gioco si fa duro, non tutti i duri vanno avanti). Lo stiamo scoprendo in questi giorni di empasse epocale, feriti emotivamente (più che fisicamente) da un male non previsto che produce paura più che mortalità.Le reazioni di tutti, anche quelle delle istituzioni, sono scomposte e spesso immotivate o irrazionali. Perfino i migliori istruttori di sopravvivenza ora si stanno chiedendo se la loro “pre-immaginazione” e il loro addestramento ora può servire davvero (autonomia e fuga nei boschi? Ma quali boschi e con chi?). Se ci rifugiassimo ora nei nostri amati ambienti naturali non ci sarebbe abbastanza natura generosa per tutti, ne basterebbero quelle risorse immaginate per pochi e ormai appannaggio di pochissimi (la caccia, la pesca, la raccolta, la permacultura ?… Ma non scherziamo!).
In ogni caso “non tutti i mali … portano solo male”. Questo in particolare servirà in futuro a tarare i nostri livelli di allerta e risposta al pericolo. In ogni disastro inaspettato c’è sempre anche una dose di fortuna: il Corona per il momento sembra essere in fondo un bravo ragazzo, un po’ bipolare e sfuggente ma almeno non mortale per giovani e adulti in buona salute (poteva andare molto peggio). Sembra un virus dal vago carattere nemesiaco post-sessantottino più che maltusiano; non ridurrà la saturazione demografica e premierà finalmente i giovani e i paesi caldi del terzo mondo (forse il secondo tra poco); non sopravvive infatti oltre i 28 gradi e sembra indurre gli ormai scarsi centri di terapia intensiva a un interessante triage già annunciato: siccome di questo passo forse non riusciremo a curare tutti i casi più gravi, saremo costretti a lasciare al loro destino i più sacrificabili, in particolare gli anziani e i fumatori con i loro polmoni di merda. Bene, ci mancava solo il cinismo d’emergenza per tranquillizzarci (chi scrive ha 74 anni e fuma, ma pesca ancora in apnea e canta il Rock per ore come un assatanato, oltre a essere Presidente della Federazione Italiana Survival, quella che insegna a non lasciare mai indietro nessuno).
Grazie Corona, perché se non altro ci hai insegnato questo: l’umanità è vulnerabile, sa essere cinica e stupida, ma anche auto-correttiva. Ci riprenderemo dal tuo schiaffo educativo e impareremo a non dare tutto per scontato. Formeremo le nuove generazioni alla conoscenza, alla prevenzione, all’elusione e alla gestione dei rischi e dei pericoli, al pensiero divergente, alla sopportazione del disagio e della fatica sia fisica che sociale (“no pain, no gain”) e alla tutela delle risorse primarie (in primis l’intelligenza). Ci hai fatto capire che l’abitudine alla comodità e al facile-lineare-garantito può portarci all’estinzione come i panda o i figli dei fiori che negli anni ‘60 non pensavano al domani. La vera chiave della vita è la complessità, sia nella bio-diversità che nella “psico-diversità”, è l’energia, l’azione, la lotta contro l’entropia. Noi siamo in fondo una colonia ben armonizzata di batteri e virus, a volte utili e collaborativi e atre riottosi e trasgressivi finché non riusciamo a capirli e a farne “sistema”. Il sistema è l’uomo, che sopravvive con le sue soluzioni.
11- 03- 2020 – Enzo Maolucci

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